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sabato 13 aprile 2019

Attenti al lupo!

L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi, bambino e spazio all'aperto

Esistono numerose versioni della fiaba di Cappuccetto Rosso. Le più famose sono quella di Perrault, che non ha un lieto fine, e quella dei fratelli Grimm in cui Cappuccetto e la nonna vengono salvate da un taglialegna/cacciatore. In generale, la fiaba ci presenta il tema dei pericoli cui ci si può trovare di fronte nella vita - il lupo - e di come superarli.

Dire “Attenti al lupo!” non è sufficiente

Apparentemente quella di ammonimento sembra una delle funzioni più evidenti della fiaba. Già lo stesso Perrault inserì alla fine della fiaba una chiara spiegazione in chiave moralistica: cari bambini, non date retta agli sconosciuti, le persone più pericolose sono quelle più seducenti, servizievoli e gentili. Questa però è la stessa raccomandazione che la madre fece a Cappuccetto: guardati bene dal lupo! La fiaba insegna chiaramente che il semplice ammonimento non serve: Cappuccetto non ascolta la mamma e si intrattiene con il lupo.

Il lupo e il taglialegna: due stati dell’anima

Rispetto alla versione di Perrault, in quella dei fratelli Grimm appare più evidente che l’incontro ravvicinato con il lupo è fondamentale per acquisire una nuova coscienza di sé. Il lupo non va inteso come una realtà concreta esterna, ma come una forza sempre presente all’interno del bambino e in ciascuno di noi. Il pericolo principale è quello di identificarlo come cattivo, come fa la madre, o di non riconoscerlo. Né la nonna né Cappuccetto lo riconoscono e ne vengono imprigionate, ma non uccise. Il bambino può però scoprire la presenza di una seconda forza, l’eroe boscaiolo, che non ha tanto la funzione di sopprimere quella distruttiva - il boscaiolo non uccide il lupo - quanto di liberare l’anima imprigionata. Il lupo ci sarà ancora e sempre: ciò che è cambiato è la capacità di Cappuccetto di riconoscerlo. Anzi, alla fine il lupo è stato necessario per partorire questa nuova capacità. Tutto ciò insegna al bambino e al genitore che all’interno di noi non esistono forze di per sé buone e cattive, ma solo forze che innanzitutto vogliono essere riconosciute.
( fonte web)
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